Il cappellano di San Vittore…

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Don Alberto Barin

Commentando un post su fbook, proposto da Vincenzo Ortolina, ieri 21 novembre, con piccole modificazioni lessicali, ho espresso questo parere :

Per chi come me, vuole bene alla Chiesa e ai Preti, quasi a prescindere, questi sono colpi terribili. Vedi la stessa “cosa” capitata a Don Domenico Pezzini.

Troppo semplice dire che anche i Preti sono uomini e quindi “possono sbagliare”. Oppure che “predicano bene e razzolano male”.

La “cosa” è inacettabile.

Credo che, in generale, ci sia questione qualche cosa di più profonda d’un semplice e cupo malessere: lo affermo senza per questo voler generalizzare.

Di questa “cosa” dei Preti pedofili, nei nostri ambienti parrocchiali si parla poco, anche davanti a situazioni esplosive ed irrecuperabili come se ne sentono continuamente. Invece la questione va affrontata apertamente senza ipocrisie, senza coperture, con serenità e coraggio.

Credo di saper distinguere e riconoscere il valore del celibato come un “dono” e non sono in grado di valutare se ciò comporta “compressioni” sessuali psicotiche che diventano ingestibili e che possono portare a devianze e violenze: ormai sono troppi e reiterati gli episodi.

E’ da ricercare nella “forzatura” del celibato la causa di tutto questo? Possibile?

Non ho la capacità ne la presunzione di trovare e dare risposte a questo tema forte e complesso. Non è ciambella di salvataggio ne giustificazione ma, secondo me, la “cosa” è da ricercare, forse, nella solitudine della vita umana di un Prete, laddove non sufficientemente riempita dalla vocazione, dalla continuità del dare collaudata e corroborata dai rapporti umani “paritari” che anche i Preti devono coltivare.

I Preti devono vivere in comunità, fra loro, come facciamo noi, in famiglia. Il sito privilegiato dove tanti problemi si risolvono, semplicemente parlando, semplicemente confrontandosi, semplicemente soffrendo, semplicemente perdonado, semplicemente subito, semplicemente amando. Anche se talvolta semplice non è.

I Preti devono avere una cerchia di Amici, nel vero senso della parola. A loro pari per età, maturazione e umanità, non solo minori da educare, gente da rincuorare, da aiutare. Amici che possono ascoltare, consigliare, correggere fraternamente. Insomma, qualcuno che, pur non essendo Prete, è un “umano”come lui.

Quante cose “storte” raccoglie un Prete anche fuori confessionale? Come fa a resistere a brutture, deviazioni, omissioni se è perennemente solo? Come fa ad avere la capacità umana di assorbire e incassare le miserie?

Certo ci sono anche le gioie… e il Cristo dalla loro parte. Bastano?

* * * * *

Questa mattina, 22 novembre, sul Corsera, Don Rigoldi scrive: “Ma qui c’è anche, vorrei dire, il problema della solitudine dei Preti. Che hanno le stesse debolezze, tentazioni, fragilità di ogni altro essere umano, con l’aggravante di non poter contare, spesso, su nessuno a cui appoggiarsi quando ne ha bisogno davvero”.

Il cappellano di San Vittore…ultima modifica: 2012-11-22T08:15:00+01:00da psergioit
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