CIO’ CHE DOVEVA ACCADERE E’ ACCADUTO.

Ieri, martedì 6 ottobre verso sera, la Croce Bianca si è trasformata in “fuori strada”. Per un soccorso urgente ha percorso la via Don Minzoni – ormai diventata un serpentone serale – a cavallo fra la corsia e il marciapiede ondegginado e sobbalzando. Dall’altra parte i “pinguini” impedivano ogni via di fuga.

Chi ha un minimo d’immaginazione può fare la rewiew mentale di quanto è effettivamente accaduto. Non so se l’autista della Croce ha l’abilitazione per rally-cross-safari. Non so se lui e gli automobilisti hanno tirato “saracche” o “maledizioni” e se queste sono arrivate a destinazione. Non so quanti sforzi sono stati profusi dai malcapitati per lasciar passare il mezzo di soccorso nel tentativo d’infilarsi dove “pinguini” non ci sono più.

Non so com’è andato a finire il soccorso di chi stava male e, sinceramente, mi auguro che non siano intervenute complicazioni dovute al ritardo o peggio che non fosse già carica. So di certo – ed è una “battaglia” che conduco da tempo – che le strade di Cernusco sono troppo rigide tortuose ed irreversibili, lontanissime dalla duttilità che devono sempre prevedere le attrezzature moderne, strade comprese. Siamo di fronte ad un eccesso di zelo se non un vero e proprio accanimento terapeutico per fare la cose complicate ingessate e, naturalmente, costosissime di corta durata.

E’ sotto gli occhi di tutti la marea di opere pubbliche che in questi giorni devono essere rifatte, alla faccia della loro lunga durata garantita anche dal Codice Civile. Continuare nel riproporre lastricati fragili non è buon senso: forse basterebbe invertire il beolato col sampietrino (che dura di più). Non senza ricordare “ponti-non-girevoli” o “mulini d’acqua-sempre-non- girevoli” di cui nessuno “stranamente” ne accampa primogeniture o meriti o porsi le classiche dieci domande. Impunità completa e totale per i responsabili di questi precocissimi ammaloramenti avendone avvalorato e tollerato lo sfascio. Se non una denuncia pubblica, si faccia almeno un “lodo” …

La gerarchizzazione e distinzione dei flussi e delle corsie si può fare quanto c’è spazio e possibilità. La sovrapposizione di funzioni diverse come per i “marcia-ciclabili” o “ciclo-marciabili” è ormai contestata da più parti. Si veda il dibattito in corso a Milano proprio su quest’argomento della sicurezza: le stesse, ma contrapposte, di chi sviluppa e approva questo tipo di layout. Le piste ciclabili (la Via Verdi è emblematica nel senso che peggio di così non si può) non devono essere realizzate e sottratte a discapito dei marciapiedi. Il ciclista normale (ne amatoriale ne professionista) percorre sempre la linea più semplice e diritta per non frenare e scansarsi continuamente. In via Monza si ricevono improperi dagli automobilisti se percorri l’asfalto e, viceversa, dai pedoni se pedali sul “marcia-gim-kana”.  

Bloccare e irrigidire una strada con pinguini, paletti, cunette artificiali, cordoli taglienti e parcheggi di una sola macchina (che per entrarci servono tortuose manovre) è irragionevole tanto più che saranno occupati perennemente dalla stessa macchina. Magari semplici borchie rifrangenti a raso, selciato differenziato, mini cordolo sormontabile in caso di contingenza (tipo le vie Birghi e C. Ferrari per intenderci) dovrebbero far capire la differenza che c’è fra la zona riservata ai pedoni, quella per le piste ciclabili vere rispetto alla corsia asfaltata per gli automezzi.

CIO’ CHE DOVEVA ACCADERE E’ ACCADUTO.ultima modifica: 2009-10-07T09:59:00+02:00da psergioit
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